Interviste

AtmanOne

Rivelazione, acrilico su tela, dittico cm 85,5 x 145 (ciascuno), 2019

Hao Fangyuan, AtmanOne è il tuo nome d’arte, sei nato nel 1984 a Dandong al confine con la Corea del Nord. Vivi e lavori a Shanghai. Hai collaborato con alcune istituzioni culturali di quella città, tra cui la facoltà di Arte e Design dell’Università Dongua e il Shanghai World Music Festival. Nel 2015 hai vinto un viaggio studio in Europa. Hai esposto non solo nella tua città, ma anche in Europa (Budapest) e alle Nazioni Unite.

In Italia, e generalmente in Europa, per chi vuole fare dell’arte la sua attività esiste un percorso istituzionale con scuole e accademie preposte. In Cina?

Sì, anche in Cina esiste un percorso che hai giustamente definito “istituzionale”, ma, sinceramente, non penso che la “scuola” sia il punto essenziale: insegna le tecniche -è vero ed è importante- che possono variare da paese a paese e da periodo a periodo, ma l’Arte non conosce questo genere di confini. Io ho lasciato la scuola a 19 anni e ho seguito il mio percorso…

…un percorso da autodidatta, avvicinandoti anche alla più antica tradizione culturale, e non solo artistica, cinese; hai approfondito, ad esempio, la musica e la medicina tradizionali, e soprattutto le pratiche meditative.

AtmanOne

Esatto. Ho cercato di avvicinarmi alle radici più profonde della mia cultura e tramite esse  mi accosto all’Arte. Cerco, attraverso questa ricerca sulla mia tradizione, di entrare in collegamento con il mondo e la sua energia.

Quindi cerchi di entrare in sintonia con quel flusso vitale che lega ogni essere… E quando hai cominciato a avvertire questa sintonia, cioè quando hai iniziato a sentirti un artista?

Abbastanza presto. Pensandoci ora, ti direi intorno ai 14 anni, quando mi sembrava che la mia istruzione cominciasse a consolidarsi. Allora ho capito che esprimermi attraverso l’arte era ciò che dovevo fare.

Ho incontrato, in Cina e qui, vari artisti cinesi. Ho avuto l’impressione che anche tra gli artisti meno vicini alla ribalta internazionale ci sia un certo fermento.

Sì, è vero, almeno nelle città più importanti. Alcuni artisti, che incontro durante vari eventi espositivi, sono impegnati in personali e vivaci ricerche espressive. Vedremo nei prossimi anni quali semi saremo stati capaci di piantare e di far crescere.

Tu impieghi numerosi medium artistici: pittura, video, musica, danza, performance… cosa ti spinge a cimentarti con essi; ce n’è uno con cui ritieni di esprimerti meglio?

È una questione non semplice. L’Arte, ormai -e questo ce lo ha insegnato il mondo occidentale- non è più solamente pittura o scultura, ma si spande in ogni campo; io seguo questa espansione anche per raggiungere più persone possibile. Penso che sia l’Arte stessa a indicarmi quale modo espressivo sia il più idoneo: io mi adeguo, entrando in sintonia con quel flusso di cui parlavi.

Che cos’è l’Arte per te, artista contemporaneo cinese?

È troppo difficile da dire. Ma per me ha a che fare con il sentirsi parte del mondo intero, dell’entrare in sintonia con quel flusso di cui parlavi e che lega tutti noi ad ogni altra cosa.

Come nascono, quindi, le tue opere?

Basta sentirsi parte della natura e della volontà divina… la pioggia cade quando deve.

Saggezza cinese, si direbbe dalle mie parti! (ridiamo)
E i titoli?

Il titolo è parte dell’opera stessa; lo decido a opera conclusa, soffermandomi presso di essa, guardandola, ascoltandola, frequentandola.

Fammi i nomi di alcuni artisti che apprezzi…

Yves Klein, Anish Kapoor, Jeff Koons, Zao wou-ki, Xu Bing, John Lennon & Yoko Ono.

An Origination, pigmenti tradizionali e inchiostro su carta di riso, cm 145 x 300, 2006

Nel tuo lavoro c’è sempre il tentativo di trovare un punto di contatto tra la tradizione orientale e quella occidentale: quali difficoltà incontri in questo tentativo? L’hai trovato un punto di contatto?

Cerco di cogliere i migliori lati dell’umanità e dello spirito umano. Ovunque, anche se con modalità diverse, l’uomo avverte il bisogno di libertà, di pace, di amore, di migliorarsi e migliorare. Sono queste vibrazioni dell’animo che uniscono gli esseri umani. Le mie opere sono per me il mezzo per portare allo scoperto queste vibrazioni spirituali. È dentro questo flusso che l’uomo esiste: magico, straordinario, bello.

La bellezza in un’opera d’arte cosa è? dove è? è importante?

Non te lo saprei dire con precisione; ma sento che ha a che fare con quello che ti ho detto prima sull’esistenza magica, straordinaria e bella dell’essere umano. Noi siamo parti dell’intero universo. Quindi, seguendo il suo flusso, troveremo lì tutte le risposte.

Un paio di domande di stretta attualità: come hai vissuto l’isolamento causato dall’epidemia?

Guarda, non poter lavorare è stato un sacrificio. Allora mi sono dedicato ad approfondire lo studio della medicina cinese, e soprattutto alla meditazione -pratica che mi accompagna da sempre- e ai miei esercizi fisici. Il tempo è passato così.

Infine, pensi che questa epidemia globale influenzerà il tuo lavoro d’artista?

Penso che influenzerà profondamente molte persone, ma in quale modo è difficile dirlo adesso. Siamo ancora troppo coinvolti.

Grazie, Atman.

Grazie a te.

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